Cannabis Light: la normativa italiana

Per chi ancora non lo sapesse, in Italia, la produzione e commercializzazione della cannabis light, è divenuta legale grazie alla legge 242/2016, intitolata: ‘Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa’. Pur assumendo a limite di liceità lo standard europeo dello 0,2% di THC, la legge 242 identifica nello 0,6% il livello agronomico ‘di salvaguardia’ a tutela dei coltivatori. Ciò significa che, se le verifiche effettuate in laboratorio su campioni di pianta attestano un tenore di THC superiore allo 0,6%, l’Autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione delle piante, senza che l’agricoltore (che abbia agito nel pieno rispetto della legge) sia ritenuto in qualche misura responsabile (Art. 4, commi 5 e 7).

A partire da maggio 2017 abbiamo assistito all’affermazione della cannabis light: un prodotto che, nel giro di poco, si è trasformato in un vero e proprio fenomeno mediatico ed economico-finanziario: oltre mille le aziende sorte nel nostro paese, le quali hanno portato con sé nuovi posti di lavoro e favorito una diffusione globalmente acquisita della canapa, fino a quel momento relegata in un settore di nicchia.

Dibattiti e perplessità hanno accompagnato il 2018:

? A maggio la Camera ha manifestato l’esigenza di una corretta regolamentazione del fenomeno.
? 2 interventi da parte dei Ministeri hanno coinvolto il Consiglio Superiore di Sanità, il quale ha pubblicato a giugno le proprie perplessità esprimendo esigenze di tutela della salute pubblica ed evidenziando la necessità di realizzare un prodotto sicuro.

Il Ministero dell’Interno ha recentemente indicato la necessità di tutela dell’ordine pubblico: è evidente la difficoltà nel riconoscere la canapa legale da quella che non lo è dal momento che, a prima vista, risultano indistinguibili.

Il nostro Stato, nel tentativo di avvicinarsi al fenomeno, ha posto l’accento su due argomenti: la salute e l’ordine pubblici. L’obiettivo comune è individuare una regolamentazione del settore.

Se si promuove e sostiene una filiera produttiva, dovrà esserci la possibilità di commercializzare il prodotto finito: seguendo tale logica, i tribunali hanno ritenuto lecite sia la commercializzazione che le attività di intermediazione e pubblicità della canapa, naturalmente nel rispetto dei requisiti imposti dalla legge 242.

Indubbiamente il sistema italiano si è evoluto rapidamente rispetto ad altri Paesi: a livello europeo, nessuno ha visto prodursi una simile ‘esplosione’ nell’arco di un solo anno. In molti ci stanno tenendo d’occhio, domandandosi quali saranno gli sviluppi futuri del nostro modello di cannabis light.

La nostra giovane società Marie Feel Good si colloca come uno dei principali player, in ambito nazionale ed europeo, nel settore della ricerca e distribuzione di inflorescenze femminili selezionate, canapa biologica ed un’ampia gamma di prodotti derivati. Tutti i nostri prodotti sono legali perché rispettano, in ciascuna varietà, il limite massimo dello 0,6% di THC.

La naturale fase di crescita delle nostre piante viene monitorata quotidianamente da personale altamente preparato, garantendo alta qualità: elemento essenziale e distintivo per il nostro marchio, che punta a servire una clientela raffinata ed esigente.