La cannabis light contro il mal di testa

Se avete mai avuto a che fare con il mal di testa, sicuramente sarete a conoscenza delle sue caratteristiche debilitanti e inadeguatamente gestite dai numerosi trattamenti esistenti.

Il mal di testa è un grave problema di salute pubblica, con enormi costi individuali e sociali (stimati in 14,4 miliardi di dollari l’anno negli Stati Uniti) a causa della diminuzione della qualità della vita e della disabilità provocate.

Ogni anno, il 47% della popolazione globale ha mal di testa, compresa l’emicrania (10%), cefalea di tipo tensivo (38%) e cefalea cronica quotidiana (3%).

Nonostante sia possibile scegliere tra molti rimedi, meno della metà dei malati di emicrania subiscono una remissione, mentre, la maggior parte, continua a sviluppare mal di testa sempre più gravi o cronici.
Questa situazione garantisce un’esplorazione di ulteriori opzioni terapeutiche per i disturbi della cefalea, con favorevoli effetti collaterali ed efficacia nei pazienti refrattari: una di queste è la cannabis.

La sua prescrizione era raccomandata già a partire dall’antica Grecia, con Pedanius Dioscoride che ne descriveva l’uso nel suo De Maternia Medica. Altre citazioni che documentano l’uso della cannabis per i disturbi del mal di testa, risalgono al IX secolo nell’Al-Aqrabadhin Al-Saghir, il primo documento conosciuto di farmacologia araba. Alcuni medici di spicco del Medioevo, tra cui John Parkinson e Nicholas Culpeper, ne consigliarono l’uso, così come, successivamente: il medico personale della regina Vittoria, John Russell Reynolds; il neurologo americano Silas Weir Mitchell; il presidente della Neurological Society di New York, Edouard C. Seguin; il padre fondatore della neurologia moderna, William Gowers; Sir William Osler, spesso considerato il padre della medicina moderna.

Quando la cannabis è stata giudicata illegale il suo uso terapeutico e la ricerca sul suo potenziale medico sono stati sospesi, tuttavia, gli studi emersi negli ultimi anni, dimostrano una potenziale efficacia.
Sebbene il dosaggio varia tra i medici, la maggior parte prescrivono estrazioni alcoliche del farmaco nell’intervallo che va da ¼ a ½ grano (16-32 mg). Questa dose è stata probabilmente scelta per minimizzare gli effetti dell’intossicazione, garantendo il tanto ricercato sollievo.

I primi risultati sembrano positivi: molti pazienti sperimentano una diminuzione della frequenza e dell’intensità degli episodi di mal di testa, insieme alla scomparsa di altri sintomi come la nausea e l’ansia. Un’enfasi comune è stata posta sull’importanza della purezza, della conservazione e dell’annuncio specifici il trattamento della cannabis e l’aderenza del paziente all’efficacia del trattamento.

Ad ogni modo è opportuno continuare le ricerche per individuare e quantificare eventuali effetti collaterali, sintomi da astinenza, dipendenza, mal di testa refrattari o esiti negativi.