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Forse non tutti sanno che gli Stati Uniti svolsero un ruolo fondamentale nella proibizione della cannabis a livello mondiale. Paradossalmente, il paese la cui Dichiarazione d’Indipendenza fu scritta su carta di canapa, diventò nel 900 il peggior nemico della cannabis e contribuì alla proibizione della pianta a livello mondiale in modo consistente con il Marihuana Tax Act del 1937 firmato dall’allora Presidente Roosevelt.

La canapa (cannabis sativa) è sempre stata una delle principali piante coltivate, di grande importanza, dato che serviva per fabbricare i più tessuti più popolari, le vele delle navi e le corde. La canapa è anche una delle piante coltivate fin dall’antichità sia in Oriente che in Occidente. Diviene difficile immaginare le antiche società senza la canapa, senza i suoi tessuti, senza le vele e le corde di canapa robuste e dalla durata infinita. Allo stesso tempo anche gli usi medici della canapa (cannabis indica) sono altrettanto antichi.

Dobbiamo risalire agli anni Trenta del 900 per riscontrare un rinnovato interesse per la canapa e per il suo uso industriale: vennero studiati nuovi materiali ad alto contenuto di fibra per l’industria e venne anche studiata la possibilità di fabbricare la carta col legno della canapa. Infine con l’olio già si producevano, in grande quantità vernici e carburante per auto. Proprio in quegli anni il magnate del petrolio Henry Ford costruì un prototipo di automobile in cui sia la carrozzeria che gli interni e finanche i vetri dei finestrini erano fatti di canapa. Un modello che raggiungeva un peso di un terzo in meno delle vetture del tempo oltre ad essere interamente alimentato dalla canapa.

Negli anni Trenta la canapa svolgeva un ruolo di primo piano come materia prima per una vasta quantità di settori dell’industria. Un’industria molto più sostenibile per l’ambiente rispetto a quella che conosciamo oggi. Purtroppo si erano, allora, già costituiti dei grossi interessi che si contrapponevano alla canapa. Con il petrolio si incominciavano a produrre materiali plastici e vernici, e la carta dei quotidiani era fabbricata a partire dal legno degli alberi con un processo che richiedeva grandi quantità di solventi, forniti dalla industria chimica.

Gli interessi delle industrie chimiche e dei mass media giornalistici si coalizzarono. Con una incessante campagna di stampa durata anni, la cannabis  (da allora etichettata di proposito con il nome di “marijuana“) venne accusata di essere responsabile di molti eventi efferati riportati dalla cronaca del tempo.

Il nome messicano “marijuana” era stato scelto con cura al fine di mettere la canapa in cattiva luce, dato che il Messico era allora un paese nemico e nel 1937 venne approvata una legge (Marihuana Tax Act) che proibiva la coltivazione di qualsiasi tipo di canapa. Negli ultimi anni si sta assistendo a una progressiva liberalizzazione della cannabis. Il Canada è stato l’ultimo paese in ordine di tempo (e il secondo tra quelli del G7) a legalizzare il consumo di marijuana anche a scopo ricreativo, dunque slegato dagli impieghi terapeutici.

Ecco dove la cannabis è legale:

• Oregon, Nevada, Colorado, Washington, Alaska, Oregon, distretto di Columbia, California;
• Uruguay: è stato il primo paese ad autorizzare il consumo di marijuana per tutti i cittadini maggiorenni, debitamente iscritti però in un registro dei consumatori;
• Olanda: Il possesso fino a 5 grammi non prevede sanzioni, nonostante formalmente la marijuana non sia legale. È comunque tollerato il consumo nei noti Coffee Shop. Al di fuori di questi spazi, invece, il superamento della quantità consentita è punito.
• Bangladesh la cannabis è di fatto consumata liberamente, non essendoci alcun divieto preciso.

Abbiamo trattato nelle scorse settimane lo stato delle cose nel nostro paese e potete approfondire qua la situazione.